Che faremo mamma? Dialogo con un bimbo Afro Italiano

Anni fa io e Bambino Grande camminavamo in un pomeriggio di inizio autunno e sopra di noi c'era uno stormo di rondinelle cittadine che si preparavano per partire, per migrare verso sud.

Allora colsi l'occasione per raccontare di come le rondini non vivono tutto l'anno in un posto ma al sopraggiungere dei primi freddi se ne vanno verso sud, in Africa, per poi ritornare a primavera nella Grande Città, al Nord.

E di come la migrazione sia dura, di come si compone lo stormo con un capo rondine che fa da conduttore del gruppo ma non sempre lo stesso, si danno il cambio, mica sono sceme le rondini.

Bambino Grande era rimasto molto colpito a guardare il cielo.

E adesso che ogni tanto arrivano avvisaglie di tempi duri, di storia che si ripete e nulla insegna a me viene da pensare sempre di più di fare come le rondini o come le anatre selvatiche.

Quando il tempo si fa freddo migrare verso sud.

Solo che loro ritornano.

Noi chissà.

 

Nei momenti di nebulosa cosa hai bisogno di fare? Vederci chiaro, no?

E allora mai come adesso bisogna essere pratici e sintetici.

Bimbo Grande è assalito dai primi dubbi di identità.

Sei contento di essere italo senegalese? gli chiedo.

No, mamma, preferivo essere o uno o l'altro, mi risponde.

Sono un bastardo, dice con un sorrisino.

Ma lo siamo tutti, gli dico io e non è mica un'offesa, vuol dire incrocio di due razze quando si parla degli animali, dei cani soprattutto, nella realtà è un incrocio di etnie e popolazioni per gli uomini. 

Anche gli italiani sono incrociati: tra nord e sud, tra normanni e padani, tra calabresi e trentini, così era negli anni cinquanta e sessanta, poco tempo fa la tua bis nonna friulana, con il tuo stesso sorrisino, chiamava Térun (=terrone, in milanese, venuto dalla terra in italiano) tuo nonno emigrato dalle Marche, solo 500 km a sud di Milano.

Le Marche, oggi considerata terra scossa dai terremoti ma fatta di gente con animo rispettato. 

Allora, trent'anni fa, per mia nonna erano solo térun.

 

La razza troppo pura ha solo fatto danni.

Guarda gli ariani e il nazismo ma ti basta guardare anche quando ci si sposava tra famigliari e nascevano molti più handicappati.

Voi siete forti, perchè venite da due culture.

Siete forti perchè state imparando a rispondere già da piccoli e, non temere, anche quelli che ti sembrano i più fighetti se la dovranno costruire a suon di sberle in faccia l'identità.

Aspetta solo qualche anno.

Siete forti perchè siete diversi e crescendo imparerete che la vostra diversità vi farà brillare tra la massa, se lo vorrete, perchè siete unici.

 

Certo, i pericoli ci sono, ci saranno.

Hai paura di atti di razzismo, che crescendo torni con il naso spaccato per aver incontrato dei fasci in discoteca.

Ma adesso non è il momento di pensarci, rimaniamo nel presente, rimaniamo nell'oggi, mi dico tutti i giorni.

Adesso ancora non migriamo verso sud.

Ma stiamo all'erta per cogliere i segnali, coltivando atti di empatia e solidarietà, comunque, alla faccia di Casini, di Trump e dei muri di ogni odio e paese del ferrarese (che fa pure rima).

Noi preferiamo gli spazi ampi come le ampie menti, i campeggi in estate e le vie di città illuminate a Natale, la bellezza caotica alla calma ottusa dei paeselli con autovelox.

 

E quando muoio mi vorrei reincarnare in un' anatra selvatica, quelle belle marroncine a chiazze beige così ogni anni potrei andare a sud con l'arrivo dell'inverno.

"Allora anche io", dice Bambino Grande. "Almeno ti volerei vicino".

 

Intanto, un piccolo volo creativo in uno spazio rilassante.

Il 27 novembre, per poche, poche donne (sono le donne a iscriversi, chissà perchè...) faremo il Batik di Natale: nodi, grovigli, piegature esistenziali in un tessuto che assorbirà tutte le vostre preoccupazioni, prenderà un bel colore e ne uscirete soddisfatte.

Provare per credere.

E se volete saperne di più guardate le info nell'evento.

Vi aspetto!

 

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