Ritorno in Senegal - 3 anni dopo

 

Siamo tornati dal Senegal qualche giorno fa, siamo andati tutti insieme chi per più tempo e chi per meno. 

In formazione completa ci eravamo stati più di 3 anni fa.

Con Bambina Piccola di un anno e mezzo e tanti pannolini con cacca molle (leggi qui).

Adesso i bambini sono cresciuti e si è visto.

Mangiavano tutto voracemente, niente più ma "qui c'è la cipolla", "questo è piccante", niente vivisezione nel piatto.

Niente, mangiavano sempre con appetito anche perchè le merendine in molti posti dove siamo stati scarseggiavano.

Pane: mburu e bon.

Acqua del pozzo , ndokh e vai.

Quindi la prima buona notizia: i bambini crescono, crescono e si adattano con più facilità.

Oramai si può dire che conoscono come vanno le cose. E non si sorprendono più delle strade sabbiose, delle case mezze costruite, dell'acqua che si prende con i secchi.

Abitudine. Come andare in Riviera Ligure e non stupirsi delle spiagge di sassi.

 

La brutta notizia invece è che fanno ancora molta fatica ad adattarsi allo stile educativo senegalese che, senza esprimere valutazione di giudizio, è diverso.

Bambino Grande chiaramente è quello che ha fatto più fatica. Ma dai.

Ha fatto fatica ad accettare i commenti sul suo comportamento da parte di sconosciuti (e infatti non li accettava), ha fatto fatica ad andare in visita nelle innumerevole case che abbiamo visitato, ha fatto fatica a non saltare sui divani (e infatti ci saltava) , ha fatto fatica a non rompere le palle agli adulti per il suo spirito di essere sempre al centro dell'attenzione (e infatti le rompeva molto).

Probabilmente per la maggior parte degli adulti senegalesi Bambino Grande doveva essere rinchiuso in una Dara (= semplificando è una specie di collegio coranico molto diffuso in Senegal) e buttare le chiavi per i prossimi due anni.

E chi si è visto si è visto.

E allora, ho notato che, infatti, di Bambini Maschi in età scolare elementare non è che ne abbia visti molti in giro.

Saranno tutti nelle Dara? 

Spero di no ma molte famiglie scelgono di mandarli in queste "scuole" per dargli un' educazione ma è un concetto che Adulta Madre fa fatica ad accettare.

Uno: troppo semplicistico delegare a un istituto l'educazione.

Due ( e più importante): dove va a finire l'affettività famigliare? dove va a finire lo sviluppo dell'empatia, dell'emotività sociale?

Appiattita? Sminuita? 

Semplificata, troppo, troppo, troppo.

E quindi non stupiamoci degli adulti che cresceranno.

 

Abbiamo fatto volutamente un soggiorno non usuale, con tutti i pro e contro che ci sono stati.

Siamo stati tanto dagli amici di Adulto Padre, dividendo con loro gli spazi, con enorme gentilezza da parte loro e un poco di fatica prevedibile da parte di Adulta Madre.

Siamo stati dalla Grand Mére (la nonna) a Touba, che aveva un'aria accettabile (mai, mai più andarci in agosto), un fresco venticello, zero ventilatori e ci siamo goduti gli spazi e la tranquillità famigliare forse, per me, per la prima volta con piacere.

 

Abbiamo fatto poco, pochissimo mare e in più quei giorni che ci siamo stati c'era un vento terribile, pelle secca e una solo bagno, ma fa niente, il posto meritava e la casa dove eravamo ospiti aveva un atelier di tintura tessuti di cui ne parlerò nel tutorial del 7 gennaio qui sul canale Mondobaobab.

Quindi fa niente.

Questa la loro pagina se vuoi conoscerli meglio, confezionano vestiti che vendono in Senegal e in Italia in estate.

 

Ma soprattutto, abbiamo visitato un posto di cui avevo sentito molto parlare e volevo visitare: la comunità di Mbackè Kadior, un eco villaggio che sta sorgendo nel pieno della savana, guidato da due personalità sicuramente uniche: Serigne Babacar Mbow

e sua moglie Sonha Aicha.

Dico solo che lui ha 70 anni, lei 60 di origine francese parisienne e caratteri forti.

Di tutta la parte filosofica e spirituale ne parlerò in un prossimo post, perchè merita un post a parte.

Ma ha lasciato tante sensazioni. L'essenzialità prima di tutto, in un luogo non facile, con vento e sabbia e anche freddo inaspettato la sera. Il ritmo scandito delle attività in comune, dei lavori per continuare la costruzione del villaggio e i toni mai urlati, composti. Non c'erano sedie, neanche una.

Immaginavo la semplicità, ma le sedie sono la cosa che più mi è mancata.

Sempre seduti sul bassang (= tappeto) o a terra, a terra o bassang.

Che è poi la stessa cosa per le chiappe mie.

Non ce la fanno.

A parte questo, natura da paura con cieli sterminati, lune grandi davvero e alberi baobab maestosi. Natura anche ostile, non per niente sei nella savana. Uscivi dal recinto del villaggio e facevi pochi passi e ti trovavi i piedi e i vestiti zeppi di khakham (=spine tipo piccoli rovi rotondi che cadono dagli alberelli spinosi presenti qui e là). Tornavi indietro e passavi mezz'ora a togliertele dai vestiti e dalle suole delle scarpe. Mai avuto un khakham impiantato sul dorso del piede? Io si, fa un male cane.

Ma bello. La durezza che ti tempra. Si dice durezza? L'ho detto.

 

E adesso ci si mette in marcia, è iniziato il 2017 tornando nella comoda Grande Città, rintanati nella casa calda il più possibile e tante cose bollono in pentola...

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Grazie, mi piacerebbe tanto.

E buon anno, te lo auguro con anche queste foto che ispirano pensieri e libertà.

(Ma ricordati che per terra ci sono i khakham maledetti!)

 

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Commenti: 2
  • #1

    Cristina (mercoledì, 04 gennaio 2017 18:37)

  • #2

    Zena aquilino (mercoledì, 04 gennaio 2017 23:21)

    Non c'è rosa senza spine così come la maestosa savana con i suoi khamkham . Grazie per questo coloratissimo viaggio. Grazie per la condivisione di emozioni e di interessanti informazioni