Tutti siamo fatti di terra: il mio incontro con l'argilla

 

Il mio primo approccio con  l'argilla da manipolare risale a più di dieci anni fa, giovane 28 enne ad aiutare in un Centro di Tossicodipendenze in quel bel parco Lambro un amico: Paola ho bisogno di qualcuno che ci aiuti il sabato in laboratorio: tu stai con i ragazzi del centro (doppia diagnosi, psicosi, tossici cronici e altre cose belle) e affianchi il ceramista che non sa un' acca di tossicodipendenza ed educativa e intanto impari:

Impari ad usare il tornio

Impari a manipolare l'argilla rossa

Impari a decorare

Impari a dare la cristallina a smalto ma intanto dai un occhio anche ai ragazzi che bravi bravi (si fa per dire) producevano ceramiche e arte terapia personale:

manipolavano l'argilla e ti raccontavano il loro ego esagerato, le loro sfortune, la loro vita a volte sfigata dalla nascita, a volte sfigata per ricerca personale.

E tu stavi lì e usavi il tornio.

Male , molto male. Altro che il film Ghost e dolci abbracci con la musica in sottofondo.

Usare il tornio non è una passeggiata e tutto ti viene molle e sbilenco.

Tutto con l'argilla sfiora il limite dell'imperfezione.

Fai una forma, la metti a d asciugare e poi tac... ti salta una crepa.

Ti si spacca tutto, sembra tutto a posto e poi tac metti in forno e si spacca.

Da buttare, letteralmente in mille pezzi.

L'asciugatura è un nervo duro dell'argilla, che non ti dà tregua, la copri con il cellophan per benino, mantini l'umidità e la bagni con la spugna ma a volte saltano cose impreviste: una bolla d'aria, una crepa non vista, una falsa asciugatura che invece ancora è umida.

C'è sempre da imparare.

Anni dopo, nonostante tutto, l'argilla torna. Due figli e passa a distanza di dieci anni.

E chissà come mi hanno procurato, nonostante tutto, anche un forno di cottura e siamo lì che regoliamo i gradi e la smaltatura.

Ma ti voglio a fare argilla decente con la disabilità e la psicosi.

Quando metti d asciugare e il giorno dopo ti hanno appoggiato delle riviste sopra e hanno rotto irrimediabilmente il tutto.

E quindi che argilla sia. Ma, a questo punto, valorizziamo l'imperfezione,l'irregolarità, con i bordi sfasati, un pò sottile e un pò grossa.

Quasi UMANA, argilla imperfetta.

La mia preferita è quella di colore rosso, più facile da usare, del colore del mattone cotto, del bis- cotto così bello come suono e di fatto.

Del colore della diversità.

L'argilla che esiste dai tempi dei tempi dei tempi.

L'argilla che con quel colore rosso mattone cotto ricorda tanto la pelle dei tuoi bimbi.

Color biscotto.

E così sono nati dei piccoli corsi per imparare le basi dell'argilla e manipolare piccoli oggetti decorativi o tazze, tazzine senza manico, piattini.

Il prossimo, manco a dirlo, sarà a Ideamondo Lab, in partenza tra qualche settimana. 10 ore tutte per te, in ambiente relax e non giudicante. Se vuoi altre info sul mini corso le trovi qui.

Per sentirsi, finalmente, felice di essere imperfetto.

 

La foto è una ceramica Cuore Sacro volutamente ispirata a Enrica Mannari, bravissima illustratrice della quale ne ho parlato anche qui

 

 

 

 

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