I miei 5 cents su Macerata e l'Italia razzista

Mentre i progetti vanno verso mari lontani, speriamo, ma di sicuro sono partiti e navigano, navigano on line e off line; non posso far finta di mettere la testa sotto e restare immune da ciò che succede.

A Macerata un tizio ha sparato così, per un'oretta circa, in una mattina di un sabato d'inverno, colpendo anche in modo grave 6 persone nere così a caso, per vendetta contro la morte tragica di una giovane ragazza morta probabilmente di overdose e il cui spacciatore era nero.

E quindi vendetta.

Ma intanto: Macerata.

Macerata è la mia città paterna, la conosco benino, ho passato 16 lunghe estati e Pasque e Natali e ogni festa comandata da bambina finchè poi basta, ho iniziato a viaggiare per conto mio, è morta la nonna e poi la zia e a Macerata sono andata sempre meno.

Conosco la strada che dalla pasticceria quell'idiota ha passato fino ad arrivare al monumento dove si è avvolto con la bandiera italiana urlando : "L'Italia agli italiani!".

Conosco in qualche modo la provincia con quella sua parlata buffa, dove in un attimo ti danno del tu.

Dove si vive bene ma si è anche un pò chiusi, dove i racconti dei nonni, almeno dei miei, sfioravano quelli degli scrittori latino americani, densi di riti profani e stupide superstizioni.

Dove si mangia da dio, il pane senza sale e il ciauscolo, come mi mancano, sapessi quanto.

 

E il tizio che ha sparato, no, non è un pazzo.

E' un razzista. Punto.

E' un infelice, probabilmente, pronto a scaricare la sua frustrazione sugli altri e su una minoranza etnica perchè più facile. Il momento è quello buono, adesso. La verità è che se stai bene, non dico felice ma almeno stai bene con te stesso e in quello che fai, non vai a spaccare le palle al tuo prossimo.

 

Mi domando in quanti saranno pronti a fare lo stesso di quel simpaticone, se potessero.

Quanti faranno finta di non vedere, si volteranno dall'altra parte, diranno che non sono razzisti ma adesso sono troppi.

 

E' l'Italia, gente.

L'Italia che non entra in chiesta da vent'anni ma manda il figlio a religione perchè almeno ha tutti i sacri crismi.

L'Italia che si dice laica ma ha il crocifisso in ogni Santa Scuola Pubblica.

E' l'Italia che, se arriverà il momento, tranquilli, di fasci ce ne saranno molti. Sono già accanto a noi, ogni giorno.

Silenziosi. Anzi: lamentosi e frustrati, pronti a dar la colpa agli altri, agli immigrati, ai neri perchè più facile piuttosto che mettersi in discussione. Piuttosto che farsi il mazzo per re-inventarsi nel lavoro, nell'identità che cambia, è innegabile.

 

Ma volere o non volere ci siamo anche noi, carini e poco coccolosi.

Solo che noi abbiamo qualche chances in più:

Siamo abituati a tutto, siamo flessibili e adattabili e sappiamo ri-cominciare, parliamo almeno 3 lingue, abbiamo visto posti oltre a Igea Marina. Siamo pronti.

Il passaporto è valido e già nelle nostre mani.

E lasciamo, volentieri, l'Italia agli italiani.

 

Ma, prima, andiamo in piazza!

Per dimostrare di esserci, sabato c'è questa manifestazione a Milano.

E se vuoi sentire una voce fuori dal corso consiglio sempre lei, Agatha.

 

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